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today10/01/2026 1
C’è una nuova creatura nell’ecosistema culturale, e non è nata per essere simpatica. Si chiama Gonzo Radio ed è l’unica emittente che non vuole convincerti di niente: vuole solo liberarti. O distruggerti. O entrambe le cose, se sei fortunato. Non è una radio. Non è un podcast. Non è un progetto editoriale. È una valvola di sfogo, un condotto d’aria sporca che collega direttamente il cervello alla gola, senza filtri, senza moderatori, senza quella patina di “professionalità” che ha ucciso metà della creatività contemporanea. Gonzo Radio nasce perché il mondo è pieno di gente che parla, ma quasi nessuno che dice. E allora serve un posto dove la parola non è un contenuto ma un’arma. Un posto dove la voce non è un brand ma un sintomo. Un posto dove la creatività non deve essere utile, monetizzabile, ottimizzata, ma solo vera, scomoda, viva. Qui non si raccontano storie: si aprono vene. Qui non si fanno interviste: si fanno autopsie. Qui non si cercano ascolti: si cercano complici. Gonzo Radio è la risposta a una domanda che nessuno aveva il coraggio di formulare: “E se smettessimo di fare i bravi?” È l’estensione naturale di Bad Literature Inc., ma senza la pagina scritta a fare da rete di sicurezza. È il luogo dove il giornalismo smette di essere giornalismo e torna ad essere quello che dovrebbe: un atto di sopravvivenza, un gesto di rabbia, un modo per non impazzire. Chi entra in Gonzo Radio non cerca intrattenimento. Cerca ossigeno. Cerca un posto dove la creatività non deve chiedere permesso, non deve giustificarsi, non deve essere “strategica”. Cerca un luogo dove la voce può tremare, urlare, ridere, confessare, fallire, esplodere. Gonzo Radio è questo: una frequenza clandestina per chi non ha più voglia di essere educato.
Scritto da: Hank Cignatta
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